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domenica 10 maggio 2015

Libiam nei lieti calici per combattere il MIELOMA


Un’ultima ricerca mostra che il resveratrolo, uno dei principali composti attivi nel vino rosso, potrebbe effettivamente uccidere le cellule di mieloma. Ma mentre il bere vino rosso ha dimostrato di ridurre il rischio di alcuni tipi di cancro, gli effetti del vino rosso non sono stati studiati in relazione al mieloma multiplo. Il prossimo passo per studi clinici di questo tipo è appena iniziato.
Il resveratrolo è un tipo di polifenolo,che ha proprietà antiossidanti. Le bucce dell'uva hanno alte concentrazioni di resveratrolo, ed è per questo che appare abbondantemente nel vino rosso. Arachidi, lamponi, mirtilli  e alcune altre piante hanno anche loro alte concentrazioni del composto. Proprietà anti-cancro del resveratrolo sono state trovate  nel 1997 e il composto è stato intensamente studiato da allora.
L'ultima ricerca
Le ricerche più recenti in colture cellulari, o in cellule del mieloma allevate e mantenute nei laboratori, mostrano che il resveratrolo può uccidere le cellule di mieloma e ridurre i sintomi di mieloma multiplo in diversi modi:
  • Scienziati dell’ Università del Texas sostengono che il resveratrolo ha soppresso i geni che proteggono le cellule del mieloma dalla morte. Negli esperimenti, il resveratrolo ha ucciso le cellule del mieloma che erano resistenti alla chemioterapia e rafforzato gli effetti di velcade  e talidomide. Gli scienziati hanno pubblicato il loro studio sulla rivista Blood  nel dicembre 2006.
  • Gli scienziati della  Università della Scienza e della Tecnologia di Wuhan, in Cina, hanno dimostrato che il resveratrolo inibisce le proteine di cui le cellule del mieloma hanno bisogno per crescere rapidamente. Tuttavia, hanno trovato che le dosi che usavano erano molto più elevate rispetto ai livelli riscontrati nelle persone che hanno bevuto vino rosso o anche mangiatp resveratrolo puro. Hanno suggerito ulteriori studi.
  • Uno studio condotto presso l'Ospedale Vejle in Danimarca, ha registrato risultati secondo i quali il resveratrolo aumenta la morte delle cellule del mieloma. Inoltre, ha inibito le cellule che degradano l'osso e ha lavorato con la vitamina D per costruire nuovo tessuto osseo. 
  • Tutti gli studi hanno suggerito che il resveratrolo è relativamente sicuro. Essa provoca spesso meno effetti collaterali rispetto ai farmaci chemioterapici comunemente usati oggi. 

Ora, pero ', arriva una cattiva notizia dal fronte della ricerca. Nel 2008, la GlaxoSmithKline aveva pagato 720 milioni di dollari per la SIRTIS, , l'azienda che ha sviluppato Una molecola simile al resveratrolo, ma mille Volte più potente (la SRT501). Ma ora la Glaxo ha sospeso la sperimentazione clinica in pazienti afflitti da mieloma multiplo, in quanto molti hanno sviluppato insufficienza renale acuta. Più precisamente: lo studio procede, ma non ci saranno più nuovi pazienti fino a che non sarà chiarito se i problemi renali  siano imputabili alla SRT501, dato che le nefropatie sono frequenti nel mieloma. Una delle ipotesi è che, dato che le alte dosi di resveratrolo contenute nelle pillole avevano causato vomito nei pazienti, ciò abbia causato anche disidatrazione, il che potrebbe avere ulteriormente indebolito i i reni, già attaccati dal mieloma.

domenica 3 maggio 2015

NEW YORK, l'anchor man con il mieloma si considera "l'uomo più fortunato al mondo". E scrive un libro


NEW YORK, 3 maggio - Nonostante il mieloma multiplo diagnosticato l'anno scorso, l'inviato speciale ed ex anchor man di NBC Nightly News Tom Brokaw si considera  "l'uomo più fortunato del mondo". Brokaw, 73 anni, ha scritto nel suo libro di memorie ora in un uscita, Una vita fortunata interrotta , che era "totalmente impreparato" ad affrontare la propria mortalità.Tuttavia, l'esperienza gli ha concesso una certa prospettiva, soprattutto ora che il suo cancro è in remissione. "Un anno fa il mio futuro era più incerto di quanto mi sono preoccupato di riconoscere, ma ora affronto il nuovo anno con una notizia molto incoraggiantiIl cancro è in remissione e io prossimamente andrò su un regime di mantenimento con i farmaci per tenerlo lìIl cancro mi ha dato una dose di umiltà in più. Io mi sento molto più empatico." E pronto a lottare.
Auguri, Tom.

martedì 21 aprile 2015

Il decalogo per i "survivors" (anche di mieloma)


Sono 25 milioni nel mondo, e più di 2 milioni in Italia, le persone guarite da un tumore o in cui la malattia è tenuta sotto controllo. Di questi, circa 1 milione e 300mila sono sopravvissuti almeno 5 anni ad una diagnosi. Sono i cosiddetti 'survivors' o 'lungo sopravviventi': un 'esercito', fortunatamente, sempre più numeroso ma che rende oggi necessario anche un intervento psicologico ad hoc.

''Alcuni - spiegano gli oncologi, che discutono di questi aspetti in occasione del convegno 'Grandangolo 2015: Tumori dell'anziano e cancer survivors in oncologia ed ematologia' promosso dall'Accademia Nazionale di Medicina, che si è tenuto a Milano ieri e oggi - possono essere considerati guariti perché da molti anni non sono più evidenti segni della loro malattia. Per altri, sempre più spesso, grazie alle moderne cure, il cancro si è trasformato in una 'condizione cronica' con cui convivere, prendendo farmaci è sottoponendosi a regolari controlli''. E' il caso, per esempio, proprio del mieloma.

Varie in Italia le strutture specializzate per il trattamento di questi pazienti, come ad esempio l'Humanitas Cancer Center a Milano: strutture fondamentali anche perché riducono la pressione psicologica su questi pazienti, che non vorrebbero più sentirsi 'malati', evitando loro di rivolgersi ai diversi reparti di cura. Anche nella lungo-sopravvivenza, avvertono i medici, la chiave è la comunicazione, che permette di instaurare con il paziente un rapporto di continuità nel tempo, ove i controlli non sono vissuti con ansia o terrore, ma come parte dell'essere presi in carico per sempre. 
Dagli esperti di Humanitas Cancer Center, ecco 10 consigli, in una sorta di 'decalogo dei survivors': 
1. Non avere paura di affrontare il futuro con speranza e consapevolezza. Celebra la tua vittoria contro il cancro, da ricordare come un anniversario o un compleanno; può aiutarti a vivere il futuro     in modo più sereno.
 
2. Porsi degli obiettivi specifici, misurabili e credibili.

3. Mantenere uno stile di vita sano.

4. Richiedere dall'équipe curante un piano di controlli dettagliato. Ricordati degli screening e degli esami periodici.

5. Farsi seguire sempre da esperti.

6. Controllare gli effetti collaterali.

7. L'amore verso il partner e la famiglia sono uno stimolo per tornare alla vita. Se l'intimità durante la malattia ne ha risentito, non abbiate timore di parlarne con uno specialista.

8. Attenzione alla vita sociale. Le relazioni con amici e parenti possono esser messe a dura prova durante la malattia.

9. Tornare al lavoro.

10. Aiutare chi sta vivendo la stessa esperienza. Sconfiggere la malattia ti rende una persona speciale agli occhi di chi sta ancora lottando contro il cancro. Valuta la partecipazione ad iniziative di      volontariato o unisciti alle associazioni di malati ed ex pazienti per dare il tuo contributo. 

domenica 19 aprile 2015

Il Prunus spinosa, arbusto molisano, uccide le cellule tumorali




ROMA, 19 aprile - I molisani conoscono da generazioni le proprietà benefiche delle sue foglie e dei suoi frutti dal colore blu, tanto da utilizzarli per farci un liquore, il trignolino, o in aggiunta al tabacco della pipa. Ora però, per la prima volta, uno studio scientifico condotto dall'Istituto superiore di sanità (Iss) dimostra che il Prunus spinosa trigno - un arbusto spinoso che cresce in particolare proprio in Molise, nelle aree più incontaminate della Regione - ha un importante effetto antitumorale: il suo estratto, addizionato con una particolare miscela di aminoacidi, si è infatti dimostrato in grado di uccidere il 70-78% delle cellule tumorali utilizzate per i test in vitro e di inibirne la proliferazione.
A illustrare le potenzialità della 'pianta molisana' è la ricercatrice Iss Stefania Meschini, autrice dello studio in via di pubblicazione su riviste scientifiche, in occasione del IV Congresso internazionale di Medicina biointegrata : ''Il prunus - spiega - è ricco di antiossidanti e può contrastare la capacità di proliferazione delle cellule tumorali. Nella sperimentazione in laboratorio, abbiamo trattato con l'estratto della pianta cellule cancerose di pazienti affetti da cancro a colon, polmone e cervice uterina. Abbiamo quindi osservato che, da solo, l'estratto non aveva effetti, ma addizionato ad un particolare complesso a base di aminoacidi, minerali e vitamine, denominato Can, è stato in grado di ridurre la sopravvivenza delle cellule tumorali ed ha portato a distruzione tra il 70 e il 78% delle cellule cancerose nell'arco di 24 ore''. 
Il passo successivo, sottolinea la ricercatrice, ''sarà passare alla fase dei test su animali, con l'obiettivo di arrivare, nell'arco di qualche anno, alla produzione di un nuovo farmaco antitumorale''.
L'Iss, insieme all'azienda produttrice del composto, annuncia Meschini, ''ha depositato il brevetto delle miscela Prunus-Can, e per questo la formulazione potrà essere disponibile a breve come integratore a supporto delle terapie chemioterapiche''. L'estratto miscelato di Prunus, sottolinea il presidente della Società italiana di medicina biointegrata (Simeb) Franco Mastrodonato, ''sarà ulteriormente testato dal'Iss nella formulazione di integratore e sarà disponibile, in vendita nelle farmacie su indicazione medica, da maggio-giugno. Ciò è reso possibile sulla base dei test che hanno confermato la non tossicità del composto e previa la registrazione già avvenuta del composto stesso presso il ministero della Salute''. Inoltre, ''per motivi etici - precisa l'esperto - abbiamo ottenuto che il prezzo a confezione sia assolutamente accessibile, intorno ai 20 euro, rispetto ad un costo inizialmente stimato come molto più elevato''. In occasione dell'Expo di Milano, poi, ''lo studio sulle potenzialità del Prunus spinosa trigno - annuncia Mastrodonato - sarà presentato, il 25 giugno, alla comunità scientifica internazionale, nell'ambito di un convegno sulle terapie oncologiche integrate''. 

domenica 29 marzo 2015

Nuova terapia anti-mieloma con un "vecchio" farmaco: BENDAMUSTINA


ROMA, 29 marzo - Con pubblicazione in Gazzetta Ufficiale, l’Agenzia italiana del farmaco ha notificato pochi mesi fa la possibilità di impiegare bendamustina in monoterapia o in associazione a bortezomib e desametasone per il trattamento del mieloma multiplo recidivato in pazienti nei quali l’utilizzo di altri farmaci sia inappropriato o inadeguato.
Prima d’ora, bendamustina poteva essere usata esclusivamente in prima linea e in associazione a prednisone, in alcune particolari categorie di pazienti anziani. La recente decisione di Aifa fa seguito alla richiesta di ampliamento delle indicazioni del farmaco presentata dalla Società italiana di ematologia (Sie), in accordo con la Legge 648/96, e si basa sui dati positivi emersi da diversi studi clinici pubblicati negli ultimi anni, riguardo l’impiego di bendamustina in pazienti con mieloma multiplo: studi che ne hanno confermato la buona tollerabilità e l’efficacia, anche nei soggetti ricaduti.
“Bendamustina è un agente chemioterapico nato più di 50 anni fa ma la cui struttura rimane ancora oggi innovativa - ha spiegato Fabrizio Pane, Presidente della Sie -. Il suo doppio meccanismo d’azione, antimetabolita e alchilante, lo differenzia dai chemioterapici appartenenti alla stesso gruppo. Il farmaco è così in grado di superare il fenomeno della resistenza, che spesso rende le cellule tumorali non più responsive alle terapie, e si dimostra efficace anche in pazienti recidivati dopo più linee di trattamento. Altra importante caratteristica di bendamustina è il suo buon profilo di tollerabilità: aspetto cruciale, da valutare quando si sceglie la cura migliore per un paziente anziano, che presenta comorbidità legate all’età e/o problematiche secondarie legate alla malattia. Nel corso degli anni, diverse evidenze cliniche hanno dimostrato che questo chemioterapico può essere somministrato con sicurezza anche negli over 65 con comorbidità, tra cui l’insufficienza renale da lieve a moderata. Per tale motivi, la SIE ha accolto con entusiasmo il via libera delle Autorità regolatorie a un più ampio utilizzo di bendamustina anche nel mieloma multiplo, così come già avviene nei linfomi e nella leucemia linfatica cronica”.
“Sebbene siano disponibili nuovi farmaci per il controllo della malattia, il mieloma multiplo resta una patologia difficile da eradicare - ha commentato Massimo Offidani, Dirigente di I livello presso la Azienda Ospedaliero-Universitaria Ospedali Riuniti di Ancona -. E’ pratica comune ricorrere a diverse combinazioni farmacologiche per incrementare l’efficacia del trattamento. Solitamente molecole di nuova generazione, come bortezomib e lenalidomide, vengono impiegate insieme a chemioterapici classici. Bendamustina, in particolare, essendo contraddistinta da un ottimo profilo di tollerabilità, può essere facilmente associata ai farmaci di nuova generazione. Per questo motivo è stato condotto in Italia uno studio clinico multicentrico di fase II– continua Offidani, Investigatore Principale del trial - in cui l’associazione bendamustina, bortezomib e desametasone (BVD) è stata indagata in pazienti con mieloma multiplo recidivato dopo una o più linee di terapia. Lo studio ha dimostrato che l’associazione è ben tollerata ed efficace; oltre il 70% dei pazienti ha risposto al trattamento. La risposta complessiva è stata, inoltre, rapida e di lunga durata. Sembra che la triplice associazione possa risultare più efficace rispetto a doppie combinazioni già approvate per la cura del mieloma multiplo, pertanto l’associazione BVD dovrebbe essere presa in considerazione nei pazienti con mieloma multiplo recidivato in fase avanzata di malattia”.  

venerdì 20 marzo 2015

All'Università di CATANZARO si sperimenta un nuovo inibitore contro il mieloma

L'Università Magna Grecia di Catanzaro
CATANZARO, 20 maggio - Nel 2013 un gruppo di ricercatori guidati da Pierfrancesco Tassone, all'Università degli Studi della Magna Grecia di Catanzaro, ha scoperto che le cellule di mieloma multiplo rallentano la loro crescita se si bloccano selettivamente dei piccoli frammenti di RNA detti microRNA. I microRNA sono corte sequenze di materiale genetico che regolano l'espressione dei geni, senza codificare per alcuna proteina. Quando alcuni di questi microRNA, in particolare il miR-221 associato al mieloma multiplo, sono alterati, smettono di funzionare correttamente o funzionano in eccesso, causando uno squilibrio nella cellula che porta allo sviluppo del tumore. I ricercatori hanno osservato che l'inibizione di miR-221 bloccava la crescita tumorale. Da allora il gruppo coordinato da Tassone ha continuato a lavorare su questa scoperta, grazie anche al sostegno del Programma AIRC di Oncologia clinica molecolare, studiando l'azione di un nuovo inibitore di miR-221 in topi trapiantati con mieloma multiplo di pazienti umani. Lo scopo era valutare l'attività antitumorale somministrando il farmaco per via intraperitoneale o endovenosa. I risultati, pubblicati sulla rivista PLoS One, sono stati decisamente positivi. Oltre a un'efficace azione antitumorale, Tassone e colleghi hanno anche riscontrato l'assenza di effetti tossici sui vari organi dei topi utilizzati nella sperimentazione. Un altro promettente passo avanti nello sviluppo di nuove e più mirate terapie contro il mieloma multiplo.

domenica 8 marzo 2015

MIELOMA recidivato: Kyrpolis meglio di Velcade


I primi risultati di un grande, spettacolare studio clinico su pazienti recidivati affetti da mieloma trattati con alte dosi di Kyprolis e desametasone ha registrato due volte la sopravvivenza libera da progressione rispetto ai pazienti recidivati trattati con Velcade e desametasone. Ricordiamo che Kyprolis è un inibitore del proteasoma di nuova generazione e si lega irreversibilmente al proteasoma 20S, responsabile della degradazione di svariate proteine cellulari, inibendone l'attività chimotripsino-simile. L'inibizione della proteolisi mediata dal proteasoma porta a un accumulo di proteine poliubiquinate, che può condurre a sua volta a un arresto del ciclo cellulare, all'induzione dell'apoptosi e all'inibizione della crescita tumorale.
Il farmaco appartiene alla stessa classe del Velcade; rispetto a quest'ultimo, tuttavia, carfilzomib dovrebbe essere più specifico e avere quindi un miglior profilo di tollerabilità.
La sopravvivenza mediana libera da progressione nel trial di fase 3 è stato di 18,7 mesi nei pazienti  trattati con alte dosi di Kyprolis (carfilzomib) e desametasone(Decadron), rispetto ai 9,4 mesi nei pazienti trattati con Velcade (bortezomib) e desametasone.
I risultati del cosiddetto processo "ENDEAVOR" sono stati annunciati in un  comunicato stampa emesso da Amgen, la società filiale di Onyx Pharmaceuticals che  commercializza Kyprolis negli Stati Uniti
I risultati vengono rilasciati sulla scia di pubblicazioni di quest’anno sui risultati positivi di un altro studio importante su Kyprolis, noto come studio ASPIRE dove la combinazione di Kyprolis, Revlimid (lenalidomide) e desametasone ha notevolmente migliorato la sopravvivenza libera da progressione nei pazienti affetti da mieloma recidivo rispetto Revlimid e desametasone da soli.
I risultati annunciati da ENDEAVOR, in combinazione con i risultati dello studio ASPIRE, fanno ”pendere la bilancia a favore di Kyprolis" nel confronto tra il farmaco Amgen e Velcade, ha detto lo specialista in mieloma dottor Prashant Kapoor della Mayo Clinic a The Beacon. Altri specialisti di mieloma consultati sui risultati di ENDEAVOR hanno dichiarati di essere rimasti colpiti dalla performance di Kyprolis.
Avvertenze nell'interpretazione dei risultati di prova
Vi sono, tuttavia, almeno due questioni relative allo studio ENDEAVOR che ostacolano le conclusioni circa l'efficacia relativa di Kyprolis e Velcade nell’uso giorno per giorno.
In primo luogo, i pazienti potevano partecipare alla sperimentazione ENDEAVOR se fossero stati trattati in precedenza con Velcade o Kyprolis.
In pratica, tale requisito di ammissibilità significa che molti più pazienti nello studio erano stati precedentemente trattati con Velcade piuttosto che con Kyprolis. Velcade è prontamente disponibile nella maggior parte, se non in tutti, i paesi in cui è stato condotto il processo ENDEAVOR, e il farmaco è spesso utilizzato come terapia di prima linea. Kyprolis è disponibile solo partecipando in uno studio clinico in molti paesi diversi dagli Stati Uniti
I pazienti che sono stati trattati in precedenza con qualsiasi terapia antimieloma - che si tratti di Velcade, Kyprolis, o qualche altra droga - tendono a non rispondere al ri-trattamento con lo stesso farmaco rispetto ai pazienti che non sono mai stati trattati con il farmaco.
Il secondo problema con lo studio è che la dose Kyprolis nel processo è stato di due volte quella approvata dalla FDA. Specialisti del mieloma sono sempre più sperimentando con dosi Kyprolis superiori a quella approvata. Tuttavia, nella pratica giorno per giorno, il dosaggio più vicino alla dose approvata è probabilmente ilpiù comune.
Poiché la risposta al trattamento tende ad essere correlata alla dose, la dose più elevata diKyprolis utilizzato nello studio ENDEAVOR ha anche reso più probabile che i pazienti trattati con Kyprolis abbiano avuto una migliore risposta al trattamento rispetto ai pazienti trattati con Velcade.
I risultati sulla sicurezza del trial
Sembra improbabile che uno dei due problemi appena descritti, da solo o in combinazione tra loro, possano completamente negare il vantaggio della sopravvivenza con Kyprolis osservato nel processo ENDEAVOR. Tuttavia, i problemi non danno completamente la valutazione del "vero" vantaggio di sopravvivenza più impegnativa.
Questo è importante, in parte, perché i pazienti Kyprolis trattati nello studio ENDEAVOR sono stati più propensi a sperimentare diversi effetti collaterali potenzialmente gravi rispetto ai pazienti trattati con Velcade.
In particolare, i pazienti che hanno ricevuto Kyprolis nel corso dello studio hanno avuto più probabilità di avere insufficienza cardiaca, insufficienza renale, pressione alta, e affanno rispetto ai pazienti trattati con Velcade.
Amgen ha osservato nella sua proclamazione dei risultati dello studio, però, che i tassi di insufficienza cardiaca e insufficienza renale osservate tra i pazienti trattati con Kyprolis nel processo ENDEAVOR erano simili a quelli osservati nello studio ASPIRE. Specialisti del mieloma generalmente hanno reagito positivamente ai risultati di sicurezza Kyprolis dello studio ASPIRE.
Amgen ha anche riferito, tuttavia, che i tassi di alta pressione sanguigna e di respiro tra i pazienti trattati con Kyprolis trattati erano più alti nel processo ENDEAVOR che nel processo ASPIRE.
Allo stesso tempo, la neuropatia periferica si è verificata meno frequentemente nei pazienti trattati con Kyrpolis nello studio ENDEAVOR rispetto ai pazienti trattati con Velcade.

Uno sguardo al futuro
Amgen ha annunciato a fine gennaio 2015 di aver presentato domanda per l'approvazione del Kyprolis in Europa, sulla base dei risultati dello studio ASPIRE, ed anche ha chiesto un ampliamento di approvazione del farmaco negli Stati Uniti. L’Agenzia europea per i medicinali ha accettato di procedere all’esame del medicinale.
Lo studio ENDEAVOR è uno dei tre processi in corso di confronto Kyprolis e Velcade come terapie mieloma. Gli altri due studi, che sono anche fase 3 dei test, stanno confrontando i due farmaci in pazienti di nuova diagnosi.

  1. Il processo “CLARION”è il confronto tra la combinazione di Kyprolis, melfalan, (Alkeran) e prednisone e Velcade, melfalan e prednisone in pazienti affetti da mieloma di nuova diagnosi. Il processo globale, come lo studio ENDEAVOR, è sponsorizzato da Amgen.
  2. Il processo “ENDUANCE” è il confronto tra Kyprolis, Revlimid e desametasone e Velcade, Revlimid e desametasone in pazienti di nuova diagnosi. Il processoviene gestito dalla Eastern Cooperative Oncology Group (ECOG) negli Stati Uniti