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martedì 17 novembre 2015

MIELOMA, gli italiani sopravvivono di più


ROMA, 17 novembre - Il mieloma è un tumore del sangue che origina dalle plasmacellule, cioè da cellule localizzate prevalentemente nel midollo osseo. I suoi sintomi non sono caratteristici, ma eterogenei: in un terzo dei casi, infatti, la diagnosi è casuale, dopo esami del sangue di routine che evidenziano la componente monoclonale. Quando il mieloma è sintomatico, invece, si possono avere dolori alle ossa (nel 50% dei casi) e insufficienza renale (tra il 10-20%), oppure manifestazioni caratteristiche causate dall’eccessiva produzione di plasmacellule nel midollo osseo (anemia, piastrinopenia) e predisposizione alle infezioni per riduzione dei globuli bianchi (leucopenia). Sono alcuni dei dati emersi nel corso di un incontro che si svolge oggi a Roma, presso l’Hotel Nazionale. “Le cause del mieloma- hanno spiegato gli esperti- non sono ancora completamente chiare. Non è una malattia ereditaria, infatti, anche se la predisposizione genetica individuale gioca un ruolo importante. È noto che l’esposizione ad alcune sostanze chimiche (derivati petrolchimici, insetticidi o erbicidi utilizzati in agricoltura), a radiazioni o a certi virus potrebbe aumentare il rischio di sviluppare la malattia. Tra i fattori di rischio, poi, c’è anche l’obesità”. Quanto alla diagnosi precoce, hanno spiegato ancora gli esperti, “è difficile, perché molti pazienti non presentano sintomi fino allo stadio avanzato della malattia o manifestano disturbi generici, che potrebbero essere causati da altre patologie”.
In questo senso, l’esame del sangue e delle urine “può fornire una prima indicazione della presenza di tumore delle plasmacellule- hanno sottolineato nel corso dell’incontro- attraverso l’osservazione di elevati livelli di immunoglobuline. Bassi livelli di emoglobina e piastrine possono infatti essere indicativi, così come quelli di albumina, se il tumore è in stadio avanzato. Anche alti livelli di beta-2 microglobulina e di calcio possono essere indicativi”. La biopsia del midollo osseo, fondamentale per la diagnosi di mieloma, consiste “nel prelievo di un frammento di midollo e di osso con una siringa, seguito dalla ricerca di cellule tumorali nell’aspirato midollare. La diagnosi si completa quindi con ulteriori esami specifici di diagnostica per immagini, comeradiografie, tomografia, risonanza magnetica e Pet“. Ma quanti sono i tipi di mieloma? “Il mieloma multiplo- hanno risposto ancora gli esperti- si può presentare in varie forme. C’è il mieloma multiplo, che è il più comune: le plasmacellule tumorali sono localizzate prevalentemente nel midollo osseo e producono una grande quantità di anticorpo, la componente monoclonale, che si riversa in circolo; il mieloma micromolecolare, in cui le plasmacellule producono solo catene leggere di immunoglobuline (anticorpi); il mieloma non secernente, in cui le plasmacellule non producono anticorpi, ma sono presenti in quantità eccessiva; il plasmocitoma solitario, che consiste in un accumulo di plasmacellule che si localizza solo in un osso o in una sede extra-midollare; la leucemia plasmacellulare, caratterizzata da elevati livelli di plasmacellule nel sangue; il mieloma indolente, infine, che è asintomatico- hanno concluso- e che non presenta lesioni alle ossa o in altri organi”.
GLI ITALIANI SOPRAVVIVONO DI PIU’ –  La sopravvivenza dei pazienti italiani colpiti da mieloma multiplo è più alta della media europea. Infatti nel nostro Paese il 42% delle persone affette da questo tumore del sangue è vivo a cinque anni dalla diagnosi rispetto al 39% dei cittadini europei. “Questi dati sottolineano l’eccellente livello delle cure in Italia- spiega il prof. Fabrizio Pane, presidente della Società Italiana di Ematologia (Sie), in un incontro con i giornalisti oggi a Roma- La malattia si manifesta quando una plasmacellula, un tipo di cellula presente nella parte centrale del midollo osseo, diventa cancerosa e si moltiplica senza controllo. Oggi si stanno aprendo importanti prospettive grazie all’immuno-oncologia, che rinforza il sistema immunitario contro il tumore. Una nuova molecola immuno-oncologica sperimentale, elotuzumab, ha ridotto in maniera significativa il rischio di progressione della malattia”. Si stimano circa 2.300 nuovi casi di mieloma multiplo ogni anno fra gli uomini (1,2% di tutti i tumori) e 2.100 fra le donne (1,3%). L’incidenza aumenta con l’età: è più frequente negli over 60 (il 38% è over 70), solo il 5-10% dei pazienti è under 40. Così in un comunicato Intermedia.
“L’immuno-oncologia- afferma il prof. Francesco Cognetti, Direttore del Dipartimento di Oncologia Medica dell’Istituto Nazionale Tumori Regina Elena di Roma- ha già dimostrato di essere efficace nel trattamento dei tumori solidi, a partire dal melanoma fino a neoplasie più frequenti come quelle del polmone e del rene in fase avanzata. Il 20% dei pazienti colpiti da melanoma oggi è vivo a 10 anni. Nel tumore del polmone non a piccole cellule non squamoso (adenocarcinoma) in fase avanzata, il 39% è vivo a 18 mesi. E il 20% delle persone colpite dalla forma non a piccole cellule squamosa metastatica è vivo a tre anni. Siamo di fronte a risultati davvero impressionanti in tumori che, prima dell’arrivo dei farmaci immuno-oncologici, presentavano scarse opzioni terapeutiche”. I trattamenti per il mieloma multiplo includono chemioterapia e corticosteroidi per eliminare le cellule tumorali e terapie mirate per bloccarne la crescita. Uno dei sintomi tipici della malattia è rappresentato dal dolore alle ossa, infatti i bifosfonati vengono utilizzati per ridurre questo disturbo e il rischio di fratture ossee. “La somministrazione di farmaci chemioterapici ad alte dosi con successivo trapianto di cellule staminali, in grado di ricostituire il tessuto midollare distrutto dal trattamento, ha migliorato i risultati. Però gli over 65 sono generalmente esclusi dal trapianto. La radioterapia è impiegata come terapia di supporto per alleviare i sintomi. Va ricordato che l’obiettivo del trattamento è costituito dal controllo della patologia e dal miglioramento della sopravvivenza. Molti pazienti manifestano cicliche remissioni e recidive, tra le quali sospendono il trattamento per un breve periodo per eventualmente riprenderlo. Dopo la recidiva, meno del 20% dei pazienti è vivo a 5 anni. La possibilità di utilizzare l’immuno-oncologia anche nei tumori del sangue costituisce una svolta decisiva”, conclude il prof. Pane, presidente della Sie.

venerdì 16 ottobre 2015

TESTIMONIANZE/ "Ecco come il daratumumab mi sta salvando la vita dal #mieloma"

L'UNC Cancer center di Capitol Hill, il Nord Carolina

 
Pat Killingsworth
Living with myeloma è il blog di Pat Killingsworth di Tampa, Florida. E’ malato di mielina dal 2007. Oltre al blog, sulla sua vicenda medica e sui problemi del mieloma ha scritto 4 libri: uno, Vivere con il mieloma, è già alla terza edizione. Stavolta si occupa di daratumumab, che non è una parola magica del Mago Merlino, ma la nuova immunoterapia sulla quale tutti noi contiamo. Il farmaco, attualmente ancora in fase di sperimentazione sui pazienti, è prodotto dalla Johnson & Johnson, che ne chiederà la commercializzazione in Europa e Stati Uniti entro la fine dell’anno.
Ma ecco quello che scrive Pat: 

I primi rapporti sulla nuova immunoterapia, daratumumab, sono stati buoni. Mike, da North Carolina, recentemente è stato iscritto ad un processo di sperimentazione. Lui ha deciso di condividere una e-mail inviata i suoi amici per parlare dei primi risultati. Ecco un estratto:

“I risultati della catena leggere libere ci sono stati e sono fantastici! Dopo quattro infusioni di daratumumab, le catene leggere Kappa sono diminuite da 48.22 mg/dL a 3.96 mg/dL! I risultati sono stati così forti che il laboratorio ha deciso di ripetere il test per verificare il risultato che è  stato confermato.
Se si sta pregando per me, per favore non fermatevi e per favore pregate per questo nuovo farmaco in studio che mi ha messo in remissione per la seconda volta.
Per 7 anni mi sono chiamato Remissionary Mike. In realtà, ero l'unico Remissionary in America del Nord, un territorio enorme!
Poi nel 2010 sono ricaduto. Ho smesso di chiamarmi un Remissionary e ho iniziato a prendere di nuovo la chemio. Ho avuto circa 4 diverse chemio tossiche in questi ultimi 5 anni, e poi ho rinunciato perché non riuscivo a prenderne più. Il mio QOL (Qualità della vita) era andato a zero. Non posso avere alcuna chemio più tradizionale, quindi questo solo un mirato farmaco terapia molto meno tossico può essere il trattamento di cui avevo bisogno. Il daratumumab è diventato solo disponibile nell’ UNC Cancer Center di Chapel Hill (Nord Carolina) e il mio oncologo è il responsabile dello studio. Sono diventato il primo paziente arruolato in questo studio clinico a UNC.
Forse potrò usare il mio titolo "Remissionary" ancora una volta!
Straordinario come questo accada a certe persone, proprio al momento giusto. Il mese prossimo inizierò il mio 12 ° anno con mieloma multiplo! La maggior parte dei pazienti, come me diagnosticati nel 2004, è morto entro sei anni.
Dovete conoscere qualcuno per entrare in Paradiso. Secondo la Bibbia, non c'è altro modo! Fatemi sapere se avete bisogno di un rinvio. Forse posso aiutare".

Non so se essere più eccitato del fatto che Mike stia facendo così bene o circa l'efficacia promettente daratumumab come singolo agente. Impressionante!
Mike fa parte di una sperimentazione clinica di fase 4 che coinvolge daratumumab presso la University of North Carolina a Chapel Hill. Er stato diagnosticato nel 2004
Poi, come si legge sopra, LE terapie anti-mieloma tradizionali o non haNNO funzionato per lui, o erano così tossicHE che aveva bisogno di fermarsi. Che benedizione questo daratumumab deve essere per Mike e pieno di speranza e incoraggiamento per il resto di noi!


Pat

lunedì 12 ottobre 2015

MIELOMA/ Due nuovi studi sulle cellule T

Le cellule T, nuova profontiera per noi malati di mieloma, sono prtagosti di due studi clinici avanzati, in Germania e di Baltimora.
CAR T immunoterapia cellulare
Germania
Hermann Einsele, MD e Michael Hudecek, MD, dell'Università di Würzburg, in Germania
Il dott Einsele e il dottor Hudecekd studiano la ingegneria dei globuli bianchi (o linfociti T) con un recettore specifico per attaccare due specifiche proteine ​​(CS1 e BCMA) trovate sulle cellule del mieloma, ma non sulle cellule normali. Questo è un trattamento "non-trapianto" e secondo il dottor Michael Sadelain del Memorial Sloan Kettering Cancer Center, si tratta di un approccio completamente nuovo. "La terapia CAR è allo stesso tempo di terapia cellulare, terapia genica, e immunoterapia", spiega Sadelain."Rappresenta una svolta radicale da tutte le forme di medicina esistenti fino ad oggi." Un campione di sangue viene prelevato dal paziente, le cellule immunitarie che combattono sono costruite con i recettori e quando sono restituite al paziente 14 giorni più tardi, le cellule sono addestrate a cercare e distruggere le cellule del mieloma con target sulla loro superficie. Questa ricerca porterà risultati entusiasmanti.
Maggiore Immunoterapia T-Cell con trapianto autologo
Dr Borello
Dr. Ivan Borrello, MD, PhD - Johns Hopkins lSidney Kimmel Comprehensive Cancer Center
Il dottor Borrello sta usando un approccio completamente nuovo di utilizzare il maggior numero di globuli bianchi specifici per la malattiaformando cellule che "sanno" che cosa attaccare. Pochi giorni dopo il trapianto autologo, d la loro "formazione" li aiuta a andare contro centinaia di cellule tumorali paziente-specifiche. Con la naturale ricrescita del sistema immunitario del corpo dopo il trapianto, questo dà al trattamento una doppia spinta. Questo lavoro è già nei primi studi clinici. Il modo di usare il sistema immunitario del paziente per colpire le cellule di mieloma si chiama terapia adattiva cellule T con (linfociti infiltranti il midollo) MILS. Dr. Ivan Borrello è un pioniere nell'uso di questa terapia (già in uso nei cancri al seno, della prostata e del pancreas) nel mieloma multiplo. Lui sta usando l'immunoterapia con chemioterapia ad alte dosi.

giovedì 1 ottobre 2015

LOTTA AL MIELOMA, l'Ema dice sì alla commercializzazione di KYPROLIS


ROMA, 1 ottobre - Una doppia, buona notizia per i pazienti affetti da malattie oncoematologiche: il Comitato dei Medicinali per Uso Umano (CHMP) dell’Agenzia Europea dei Medicinali (EMA) ha espresso parere favorevole all’autorizzazione all’Immissione in commercio di carfilzomib (Kyprolis) in associazione a lenalidomide e desametasone per il trattamento dei pazienti adulti con mieloma multiplo già sottoposti ad almeno una precedente terapia e di blinatumomab,  una terapia per il trattamento degli adulti con leucemia linfoblastica acuta da precursori delle cellule B recidivante o refrattaria negativa per il cromosoma Philadelphia (LLA). “Siamo soddisfatti di aver ricevuto il parere favorevole da parte del CHMP per entrambi i farmaci perché si tratta di un importante passo avanti per offrire nuove opzioni terapeutiche ai pazienti europei con forme rare di tumore – ha dichiarato Sean E. Harper, M.D., Executive Vice President of Research and Development di Amgen – Per i pazienti con mieloma multiplo, il periodo di remissione della malattia si accorcia a ogni nuovo ciclo di trattamento mettendo, così, in evidenza la necessità di nuove terapie. I risultati dello studio ASPIRE hanno dimostrato che carfilzomib ha prolungato il periodo di sopravvivenza libera da progressione di malattia. Allo stesso modo, anche i pazienti con leucemia linfoblastica acuta da precursori delle cellule B recidivante o refrattaria hanno un urgente bisogno di nuovi farmaci”.
Carfilzomib è un inibitore del proteosoma utilizzato nel trattamento dei pazienti con mieloma multiplo. I proteosomi giocano un ruolo importante nel funzionamento e nella crescita delle cellule, poiché degradano le proteine danneggiate o che non servono più. Carfilzomib blocca il proteosoma con conseguente elevato accumulo di proteine nelle cellule, in modo particolare in quelle con alte concentrazioni di proteine anomale, come ad esempio le cellule di mieloma; tale accumulo di proteine danneggiate porta al blocco e alla successiva morte cellulare. Blinatumomab è il primo di una classe di anticorpi  bispecifici sperimentato in studi clinici. Agisce sulle cellule T con un meccanismo d’azione innovativo in grado di aiutare il sistema immunitario a combattere il cancro. Dopo il parere favorevole del CHMP sarà ora la Commissione Europea (CE), che autorizza i farmaci per l’Unione Europea, a finalizzare l’iter registrativo con l’emanazione di un’autorizzazione centralizzata alla commercializzazione in tutti i 28 Paesi membri della UE, nonché in Islanda, Liechtenstein e Norvegia.

venerdì 25 settembre 2015

Mieloma: pomalidomide, una speranza in più (rimborsabile). La storia di Sylvie Menard


MILANO, 25 settembre - Un tempo, prima di ammalarsi, si sentiva «“immortale”»; oggi, da paziente, «sei mesi di vita in più mi sembrano una cosa meravigliosa». Un cambio di prospettiva radicale, quello confessato da Sylvie Ménard, oncologa dell’Istituto tumori di Milano, che si accompagna a un almeno altrettanto radicale cambio di condizione: una decina d'anni fa, leggendo i risultati delle proprie analisi alle quali si sottoponeva di routine, l'oncologa scoprì di avere lei stessa un tumore, per la precisione un mieloma multiplo. A un decennio di distanza, Ménard era martedì 22 settembre a Roma per testimoniare quanta strada ha fatto la ricerca scientifica in questo arco di tempoSylvie Menard, oggi 67 enne, ha lavorato per 45 anni nel Dipartimento di Oncologia sperimentale dell’Istituto Nazionale dei Tumori, da ultimo come Direttore del Dipartimento.  Ha voluto anche scrivere il libro: “Si può curare” (Edizioni Mondadori). Una testimonianza di coraggio e di voglia di vivere. Dice: "E' mia ferma convinzione che la volontà, la voglia di vivere, assieme ovviamente ai progressi della ricerca, sono oggi le armi vincenti contro il tumore».
Proprio nelle ultime settimane, per esempio, l'Aifa, l'Agenzia italiana del farmaco, ha approvato la rimborsabilità a carico del Servizio sanitario nazionale di un immunomodulatore orale: pomalidomide, in associazione a desametasone, nel trattamento del mieloma multiplo recidivato e refrattario in pazienti adulti già sottoposti ad almeno due regimi terapeutici, comprendenti sia lenalidomide che bortezomib, che hanno manifestato progressione di malattia durante l’ultima terapia.

«La quasi totalità dei pazienti con mieloma multiplo sono a rischio di recidiva, ovvero la loro malattia potrebbe progredire nonostante la risposta iniziale al trattamento – ricorda Fabrizio Pane, presidente della Società italiana di ematologia - e molti manifestano resistenza a diverse terapie. Le numerose ricadute rendono necessaria la disponibilità di nuove terapie per un miglior controllo della patologia, specie nelle sue forme refrattarie alle cure». L’approvazione da parte dell'Aifa di pomalidomide e «il riconoscimento della sua innovatività apre un nuovo scenario terapeutico per i pazienti con mieloma multiplo» sostiene Pasquale Frega, presidente e amministratore delegato di Celgene Italia, l'azienda che lo produce. «Il nostro impegno e l’investimento in Ricerca e sviluppo – aggiunge Frega - ci consentono di fornire trattamenti mirati per tutti gli stadi del mieloma multiplo, a partire dalla diagnosi fino alle fasi più avanzate di malattia».

giovedì 17 settembre 2015

Da ieri disponibile il nuovo farmaco pomalidomide (Imnovid) per la cura del #mieloma


ROMA, 17 settembre - Da ieri disponibile anche in Italia il nuovo farmaco per la cura del mieloma multiplo che verrà presentato alla stampa il 22 settembre 2015 alle 11.30 a Roma, presso il Palazzo Rospigliosi (Via Ventiquattro Maggio, 43).
Il nuovo farmaco disponibile per i pazienti con  mieloma multiplo, una rara forma di tumore del midollo osseo che colpisce le plasmacellule, una componente fondamentale del sistema immunitario, è pomalidomide, che potrà essere utilizzato, in associazione con desametasone nel trattamento di pazienti adulti con mieloma multiplo recidivato e refrattario, sottoposti ad almeno due precedenti terapie, comprendenti sia lenalidomide che bortezomib, e con dimostrata progressione della malattia durante l’ultima terapia. Pomalidomide a cui Aifa ha riconosciuto il carattere di innovatività, ha dimostrato negli studi clinici di prolungare significativamente  la sopravvivenza dei pazienti.
Ne discuteranno il 22 il Prof. Antonio Palumbo, Divisione Universitaria di Ematologia, Azienda Ospedaliera Città della Salute e della Scienza di Torino, il Prof. Fabrizio Pane, U.O. Ematologia e Trapianto di Midollo, Azienda Ospedaliera Universitaria Federico II di Napoli, il Prof. Pier Luigi Canonico, Dipartimento di Scienze del Farmaco, Università degli Studi del  Piemonte Orientale “Amedeo Avogadro”- Vercelli, Novara, Alessandria, il Dr. Pasquale Frega, Presidente e Amministratore Delegato Celgene e il Dr. Gianni de Crescenzo, Direttore Medico Celgene.
Sviluppato da Celgene, il farmaco sarà messo in commercio con il marchio Imnovid. Si tratta del terzo farmaco della classe degli immunomodulatori che comprende anche talidomide e lenalidomide, entrambi di Celgene. A causa della possibile teratogenicità, analogamente a talidomide e lenalidomide, il farmaco è sottoposto a un programma di minimizzazione del  rischio che prevede un attento controllo di tutte le fasi di distribuzione e utilizzazione del prodotto.
Lo scorso mese di dicembre, l’azienda aveva reso noti i risultati di uno studio di Fase III, multicentrico, randomizzato (2:1), in aperto denominato MM-003 che ha arruolato 455 pazienti. Il trial è stato condotto con pomalidomide associato a desametasone a basso dosaggio rispetto a desametasone ad alto dosaggio in pazienti affetti da mieloma multiplo refrattario o recidivante e refrattario che non hanno risposto a una precedente terapia a base di bortezomib e lenalidomide, somministrati da soli o in combinazione.
Lo studio MM-003 ha soddisfatto l'endpoint primario per il miglioramento del tasso di sopravvivenza senza progressione della malattia che nel gruppo pomalidomide (4,0 mesi vs 1,9 mesi; HR, 0,48; P =0,001).
Lo studio prevedeva anche un'analisi ad interim di sopravvivenza globale (OS). In questa analisi, pomalidomide più desametasone a basso dosaggio ha dimostrato un miglioramento statisticamente molto significativo della sopravvivenza globale che ha attraversato il limite superiore per la superiorità (OS mediana non raggiunta vs 34 settimane).
Di conseguenza, il comitato per il monitoraggio dei dati ha raccomandato che i pazienti che non avevano ancora progredito trattati con alte dosi di desametasone passino a pomalidomide più un basso dosaggio di dexamethasone.
Noto anche con la sigla CC-4047, pomalidomide è un derivato è un derivato più potente e meglio tollerato della talidomide. Il farmaco agisce come immunomodulatore, probabilmente a causa dell'inibizione del TNF alfa da parte delle plasmacellule tumorali, che lo usano come fattore di crescita e mediatore di molta della sintomatologia (febbre, osteopenia, ecc.). Può essere assunto per via orale.

giovedì 3 settembre 2015

L'agenzia europea del farmaco autorizza la commercializzazione di IXAZOMIB, inibitore orale del MIELOMA


TOKIO - L’azienda giapponese Takeda ha annunciato oggi che l’Agenzia Europea per i Medicinali (Ema) ha accettato la domanda di autorizzazione alla commercializzazione di ixazomib, nuovo inibitore orale del proteasoma per il trattamento dei pazienti con mieloma multiplo recidivato e/o refrattario. La decisione segue il via libera ricevuto lo scorso 23 luglio dal Comitato per i Medicinali per Uso Umano dell’Agenzia per la valutazione accelerata del farmaco. Negli Stati Uniti la farmaceutica nipponica ha già depositato il dossider presso l’Fda statunitense lo scorso 17 luglio.
La domanda di autorizzazione alla commercializzazione d’ixazomib si basa sui risultati della prima analisi ad interim pre-specificata dello studio clinico di fase 3 TOURMALINE-MM1, un trial internazionale, randomizzato, in doppio cieco, su 722 pazienti disegnato per valutare la superiorità di ixazomib più lenalidomide e desametasone in confronto a placebo più lenalidomide e desametasone in pazienti adulti con mieloma multiplo recidivato e/o refrattario.
“Le domande di autorizzazione di ixazomib in Europa e negli Stati Uniti sono le prime di una serie che prevediamo di presentare entro la fine di questo anno fiscale – ha dichiarato Melody Brown , vice Presidente di Regulatory Affairs dell’azienda – Speriamo di trattare il prima possibile quanti più pazienti con mieloma multiplo recidivato e/o refrattario”.